Sempre pensato che l'orsetto col berrettino rosso fosse un personaggio adorabile, ma mai mi era passata per la mente l'idea di guardare seriamente questo film, credendo fosse per bambini.
Poi è capitata l'occasione e mi sono dovuta ricredere, non su l'orso che è sempre un amore, ma sul senso del film di per se'.
A parte che nei primi cinque minuti si assiste alla morte dello zio orso (si, perché tra l'altro Paddington è orfano) ed è subito trauma, aggiungiamoci che la cattiva di turno (Nicole Kidman) si diverte ad imbalsamare animali e in una scena vediamo il nostro orso a distanza ravvicinata con una mannaia.
Questo per dire che è da far vedere a una certa età, non a figliolini di 6 anni, a meno non vogliate far precocemente capir loro che il mondo là fuori è crudele.
A parte l'assurdità di un orso che parla come un umano, questo film è gradevole e ricco di consigli significativi per la vita, di cui troppo spesso gli adulti si dimenticano.
Il primo è rappresentato dal famoso cappello rosso, eredità dello zio:
mai scordarsi delle proprie radici e sempre portarle con se'.
Mai rinnegare da dove veniamo, perché fa parte di noi stessi.
Paddington non abbandona mai il suo cappello rosso.
Poi la famiglia inglese i cui componenti sono così diversi tra loro e così conflittuali.
sarà proprio Paddington a far loro riscoprire e apprezzare il significato di "famiglia":
sostenersi l'un con l'altro, aldilà di tutto e sempre.
Fa sorridere la scena con il padre scettico e iperprotettivo che alla fine, non solo permette al figlio di giocare liberamente, ma lo fa con lui e stavolta poco importa se distruggono la camera; sono insieme e si stanno divertendo.
Questo fotogramma rende mille volte meglio nel film, dove la telecamera - e quindi anche l'occhio dello spettatore - entra via via nelle varie stanze, diversissime tra loro e iper colorate. E questa casa è una metafora di come ognuno sia un universo a se' ma allo stesso tempo può convivere e coabitare con gli altri.
Adorabile.
Infine, l'ambientazione stessa, Londra, è portatrice di un messaggio bellissimo, forse il più bello:
"A Londra sono tutti diversi, quindi chiunque è accettato."
Ps. nel cercare immagini su google sono incappata in queste...
« C'era una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.No ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. » Ve lo ricordate? E' l'originalissimo incipit ideato da Carlo Collodi (nome vero Carlo Lorenzini, Firenze 1826-1890) per il suo "Le avventure di Pinocchio", ancora oggi il libro più venduto della letteratura italiana. Vanta più di 240 traduzioni in tutto il mondo ed è una delle "favole" più conosciute, a seguito di numerosi adattamenti.
Indimenticabile soprattutto la versione televisiva/cinematografica del '72 con un grandissimo Nino Manfredi e Andrea Balestri nel ruolo di quel rospetto di Pinocchio.
Rivisitazione più recente, è invece quella a opera di Stefano Bessoni.
Silenzio, lo so. Non lo conoscete.
Innanzitutto, spiegherò quindi CHI è Bessoni e la percezione che io ho di lui.
Stefano Bessoni è un illustratore e film maker specializzato nella tecnica stop-motion; dalla creazione del burattino alle riprese dello stesso fino alla post produzione (si, è la stessa tecnica tanto amata da Tim Burton).
Lo scoprii due anni fa al "Florence Fantastic Festival" dove proiettarono "Krokodyle", un suo film del 2010 che mi rimase impresso per la sua originalità e le sue tematiche, anche se non sono sicura di averle capite pienamente...
Sicuramente è un film disturbante, questo si. E so solo che mi ha lasciato la curiosità di approfondire alcuni argomenti su cui mi ero sempre soffermata appena o che non conoscevo proprio:
▲ Wunderkammer
In tedesco letteralmente "camera delle meraviglie", è un'espressione che indica tutti quegli ambienti in cui i collezionisti stipavano le loro rarità. Queste comprendevano le cose più astruse, quali animali imbalsamati, piante esotiche essiccate,conchiglie e coralli,perle deformi, teschi (anche umani), monete antiche e reperti archeologici, pietre preziose, libri rari e quadri. Sugli scaffali barattoli per contenere tutte queste stranezze e, nel tentativo di conservarle, parti del corpo umano immerse in liquidi appositi.
L'usanza di accumulare "mirabilia" in qualche locale della propria casa risale al Medioevo;si protrasse fino al secolo dei Lumi e chissà che non ce ne sia qualcuna ancora adesso.
Guardando in giro un po' di riproduzioni di queste mitiche camere, ho potuto constatare che alcune sono dei veri e propri elogi all'antichità con vasi e statue greco-romane, altre regni del Kitsch: cascate di perle e strani monili ovunque. E poi ci sono loro, quelle veramente inquietanti, con i loro teschi, le loro creature galleggianti nei barattoli, trattati medici con illustrazioni inquietanti e animali essiccati o imbalsamati in ogni angolo, che penzolano dal soffitto addirittura!
Quest'ultimo è il tipo di Wunderkammer a cui si ispira Bessoni, indubbiamente.
▲ Thanatografia
Ad affiancare il protagonista in Krokodyle, troviamo una giovane fotografa con la fissa per tutto ciò che è morto e che scatta ossessivamente foto di verdure e fiori appassiti, accompagnate da teschi e animali stecchiti.
Nel mezzo del suo delirio, afferma che la miglior macchina fotografica al mondo altro non è che l'occhio umano e si mostra affascinatissima dalla teoria secondo la quale, quando uno muore, nella retina rimane impressa l'ultima immagine vista.
Questo è il tema centrale di "Imago mortis", film orrorifico del 2008 e, ovviamente, sempre di Bessoni. Qui si assiste all'esperimento denominato "Thanatografia" in cui si tenta di fissare su una lastra fotografica (cito da Mymovies ) l'immagine finale estrapolata da membrane oculari sanguinolenti e fresche di morte. Antesignano di questa pratica, lo scienziato Girolamo Fumagalli che, storicamente - ahimè mi duole comunicarvelo - non è mai esistito; ne' nel 1600 ne' in altri secoli.
Queste le parole di Bessoni stesso al riguardo, in un'intervista di Francesco Ruggeri che potete trovare sul suo blog> ( stefanobessoni.blog.tiscali.it) :
"La thanatografia, intesa come tecnica è una pura invenzione, anche se affonda le radici in vere sperimentazioni.
Le scienze occulte e l’alchimia mi hanno sempre attratto. Ho affrontato diversi studi sull’argomento, mi sono documentato il più possibile e la cattura delle immagini è senza dubbio uno dei mondi più affascinanti in cui mi sia imbattuto. Catturare la morte nell’occhio del cadavere è qualcosa che va al di là di ogni immaginazione, nonché un tema che ha a che fare direttamente con qualcosa di soprannaturale. E’ per questo che ho inventato Girolamo Fumagalli, il personaggio cardine del film, un misterioso scienziato occulto del Seicento che inventò una macabra tecnica denominata thanatografia e costruì per l’appunto il thanatografo, strumento con cui fotografare la permanenza retinica della morte nell’occhio del cadavere. "
▲ Mandragora (o Mandragola)
La mandragola è un altro degli elementi chiave di "Krokodyle" e, di certo, non è stata scelta a caso da Bessoni. Infatti, viene raccolta dal protagonista e destinata al processo di creazione di un homunculus (vedi punto successivo) sfruttando una delle tante proprietà attribuite nei secoli a questa pianta. Usata come anestetico, come afrodisiaco e come cura per la sterilità, raggiunse l'acmé della sua fama di pianta miracolosa durante il Medioevo, quando il succo delle sue radici veniva usato come intruglio per pozioni.
A proposito di pozioni...sicuramente ve la ricordate in Harry Potter >
Quanto era orribile e quanto strillava!
Ecco, queste sono altre due caratteristiche accreditate alla suddetta pianta: la somiglianza della sua radice con un piccolo essere umano (inquietante) e il suo famoso pianto che sarebbe in grado di uccidere chiunque lo ascolti..o, come minimo, di renderlo pazzo.
Per evitare ciò, i nostri predecessori inventarono dei metodi; come quello di legare il guinzaglio di un cane alle estremità della pianta e lasciarlo tirare così che fosse la povera bestia ad udire il lamento della mandragola estirpata. O, altre versioni riportano, che i latrati del cane, causati dalla provocazione di fargli vedere un pezzo di carne dopo averlo tenuto lungamente a digiuno, bastassero a coprire le urla strazianti della pianta.
A questi escamotage non dovevano invece ricorrere maghi e streghe che, padroni delle arti oscure, se ne andavano tranquillamente di notte a raccoglierla nei cimiteri e ai piedi dei patiboli e degli impiccati. Perchè proprio lì, vi starete chiedendo? Perchè c'èra anche la diceria che la mandragola nascesse dallo sperma emesso dai condannati a morte.
Sempre di sperma, infatti, si tratta anche in "Krokodyle".
Vorrei dilungarmi altre ore su tutti i fantastici poteri della mandragora e leggende derivate ma, ahimè, questo post tratta di altro principalmente..
Quindi, mia cara, continuerò le ricerche su di te ma in altra sede. <3
▲ Homunculus
Della serie 'Credevo fosse un freak, invece era un homunculus.'
Il narratore di "Krokodyle" è uno strano ometto dalla faccia buffa ed è, per l'appunto, un homunculus . Questa, che nel film sembra non avere niente di particolare, è in realtà una creatura leggendaria e alchemica partorita per la prima volta dalla mente del medico Paracelso nel XVI secolo. Lui e altri alchimisti successivi, pensavano che mettere del seme maschile in un'ampolla e poi conservarlo nel ventre di un cavallo potesse dar vita a un esserino, da tirare su con beveroni di sangue umano.
Non esistono molte testimonianze e documenti riguardo esperimenti del genere (per fortuna; mi permetto di dire) ma è indicativo come nel film di Bessoni si dia così spazio all'immaginazione da farla diventare reale, tangibile.
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E' un immaginario molto particolare che definirei "delicatamente creepy"; le figure che lo popolano sembrano essere sempre deboli, pronte a sbriciolarsi al primo tocco maldestro e insensibile, estraneo al loro piccolo mondo.
Così delicate ma anche così presenti, con il loro aspetto inquietante, come solo i prodotti della nostra psiche possono essere. Creati e amati durante la creazione e rifiutati e fastidiosi, una volta sviluppatosi prepotentemente.
Bessoni non fa altro che metterci davanti alle nostre menti e ai pensieri più scomodi: quelli che abbiamo paura di accettare come nostri.
Perfino Pinocchio -vero tema di questo post, teoricamente- viene rivisitato in chiave meno favolistica e più attinente al reale, evidenziandone alcune sfumature che solitamente sfuggivano. Prima fra tutte, la lotta di Pinocchio per affermare se' stesso da "aborto di legno" (come lo definisce Bessoni) a bambino in carne e ossa in un mondo che, in realtà, è tutto meno che da favola. Un mondo di povertà (il povero Geppetto), dove la presenza della morte si fa sentire (la Fata Turchina è una figura spettrale e metafisica) e dove ci si deve guardare bene da briganti (il Gatto e la Volpe) e altri fanfaroni che trascinano su brutte strade.
C'è chi evidenzia anche le attinenze del romanzo di Collodi con il "Frankenstein" di Mary Shelley: entrambe creature forgiate dall'uomo e che, attraverso un percorso empirico, arrivano a comportarsi anch'esse in maniera "umana", con tutto ciò che questa condizione comporta sia nel bene che nel male.
Personalmente non ritengo questa connessione la più calzante, tuttavia mi fa pensare che anche Pinocchio ha un potenziale gotico fin'ora rimasto inespresso e che invece, emerge dai disegni bessoniani.
Qui gli altri personaggi...
Ecco, adesso che avete visto i famosi disegni capirete ancor meglio ciò che ho scritto fin ora.
Il pensare le cose in una dimensione diversa e spesso più dark, apre la mente a visioni che potevano non averci sfiorato fino a quel momento ma che, di fatto, esistono.
Eccome, se esistono.
QUI il link per acquistare online questo e altri lavori cartacei del Bessoni in questione.
Ieri sera, se non lo sapevate, Cielo (sia benedetto questo canale e le sue cazzate giornaliere) ha mandato in onda in prima assoluta quello che per me rientra tra i filmoni degli ultimi anni: "Django Unchained". Anno 2012, Tarantino, Christoph Waltz con una bizzarra mantellina, America ottocentesca, Di Caprio spietato latifondista dandy di nome Candie, Samuel L. Jackson che fa il pezzo di merda fino alla fine. A chiunque può già bastare ciò...ma, a me personalmente, si aggiunge anche la goduria di avere nel cast costui :
Big Daddy
Se non avete visto il film pazienza (pazienza un cavolo!Fatelo subito, che aspettate?!), ma già il nome e il look dovrebbero dirvi tutto eeeh !
Accenno solo che è un ricco signore, profondamente convinto della superiorità del bianco - sia di abito che di pelle - che riempie i suoi latifondi con decine di schiavi e la sua casa con giovani e ridenti nerine.
Big Daddy è protagonista di due scene, a mio avviso, esilaranti. Ve le linko qui & qui.
Ora, chi mi conosce, sa che ho la passione per i personaggi eccentrici, eleganti, un pò queer, stile Flickermann di Hunger Games o il glorioso Joker di Jack Nicholson, oppure, ancora, come la turca grassa di tutti i film di Ferzan Ozpetek.
Aggiungo questa "passione" a quella per gli omini testosteronici e violenti, ma dal cuore tenero: e giù con una sfilza di roba con Chuck Norris, Sylvester Stallone e, se proprio in vena di trash, Steven Seagal.
Ecco, Big Daddy è più o meno (almeno nella mia mente) un misto di queste due tipologie e non potevo non amarlo fin dal primo sguardo.
A tutto ciò si faccia presente(per amarlo ancora di più) che l'attore che da' il volto a B. Daddy è il mitico Don Johnson!
Non lo conoscete? O forse, non sapete di conoscerlo già?
Rimedio subito io dicendovi che altro non è che il biondone del duo di MIAMI VICE , serie originale degli anni '80.
Che look, ragazzi! L'emblema dello stile 80s! E' stato veramente di ispirazione per i trend del tempo, con tinte pastello, rayban e il mocassino senza calzini. (tutto ciò è scritto su wikipedia, non dico mica baggianate!)
E notare come il total look bianco sia stato ripreso magistralmente da Tarantino e rimesso addosso al caro Don Johnson in Django. E bravo Quentin, mica scemo! Un richiamo al passato, ancor più se famoso, fa sempre bene e diverte!
Anche se nel film, c'è un richiamo, una citazione ..ancor più pazzesca di questa; e sto parlando del Cameo del vero Django del cinema (1966): Franco Nero >>The D is silent <<
Chapeau a Quentin, ancora una volta.
Ma, tornando a Don e i suoi mitici completi candidi, che altro dire?
Sappiate che, prima di incappare nel fortunato ruolo di Sonny Crockett (1984- Miami Vice, appunto) era una sorta di ribelle da riformatorio e un suo cameo precedente è, guarda caso, in un episodio dal titolo "Testa calda" , nella serie tv Le strade di San Francisco.
E' anche cantante (non so bene di che entità, anche se mi ispira di musica pesantemente country e texana) ed è stato sposato con Melanie Griffith.
Se volete gustarvelo in canottiera - rigorosamente bianca - date uno sguardo a Hot Spot - Il posto caldo... e anche qui il titolo dice tutto.
Bene, più passa il tempo e più mi rendo conto che avrei voluto nascere a fine '60, così da godermi a pieno il decennio d'oro e le sue relative stars, di cui adesso posso solo intravedere gli ultimi, ma ancora potentissimi, bagliori.
Concludo lasciandovi una lista di cose che dovreste aver imparato dopo la lettura di questo post:
☆ Quando hai un nome figo, devi essere all'altezza del tuo nome.
☆ Niente, ma proprio niente, è lasciato al caso nei film di Tarantino.
☆ Io amo gli anni Ottanta.
☆ Prima di essere un film con Colin Farrell e Jamie Foxx (mmh si ricollega a Django) Miami Vice è una serie tv CULT .
☆ Don Johnson è l'abbreviazione del nome vero, non un nome d'arte.
☆ Cose trashissime possono tornare di moda dopo decenni.
☆ Si, penso davvero che Don Johnson sia un figo.
☆ "Django" è un film western anni '60 di Sergio Corbucci, di cui Tarantino è grande estimatore.
☆ Dovreste correre a comprarvi un completo total white, ma solo se siete all'altezza di portarlo ;)
Roma Fiumicino ore 15.15 > Tokyo Narita ore11.30 del giorno dopo. Eddie, si prospetta un viaggio di nulla; una cosa come 11 ore di volo.
Nella borsa DI TUTTO: la guida nemmeno aperta tanto prevedevo queste ore di noia, un pezzo di pizza odoroso avanzato dal pranzo,
i documenti e le cartelline con gli indirizzi di ogni cosa ordinati, i caricabatterie a giro.
L'aereo (Alitalia) è grande e le hostess laziali con trecce di un biondo fintissimo fanno simpatia. Una riesce a spostare un bell'uomo che stava un pò nello stretto nel settore di aereo in cui serve lei, palesemente non a caso.
Io ho accanto due signore in ritorno, con altri 200 passeggeri, da un tour organizzato delle città d'arte italiane. Lancio uno sguardo fulminante mentre la mia vicina è pensierosa nel valutare come ha trovato Firenze, Roma e Venezia. L'altra signora invece ha riempito tutti i pallini con 5/5 ; bravissima, lei sì che è un buono sponsor!
Intanto, nei minuti prima del decollo, un'altra signora continua ad affacciarsi e a girarsi verso di noi nei sedili posteriori. Tutto ok, non fosse per quel tocco vagamente inquietante da attacco di Sars dato dalla mascherina. Poi mi giro e vedo che almeno il 30% ce l'ha, compresa la coppia seduta davanti. Penso: e se si volessero baciare?
Decollo perfetto e noto anche che si sente meno tutto: big aereo big stability (forse).
Interloquisco nuovamente -si, il mio sguardo spione e minaccioso conta uno- con la vicina per dirle che il bracciolo in cui ha attaccato le cuffie è il mio, una cosa che ho espresso con quelle 5 parole jappe che so e sarà risultato qualcosa come " questo essere mio, ok?" . Benissimo. L'importante è che abbia funzionato e mi sia così potuta sparare ' Blue Jasmine' e 'il grande Lebowski' uno dietro l'altro. Le parole finali di Cate Blanchett compromesse dal mio cercare di decifrare cosa ci sia dentro il pasticcio di verdure che mi hanno portato. Io che rido da sola ogni qual volta c'è Walter sullo schermo.
Il mitico Walter e la sua intolleranza..
Cate Blanchett, aka Jasmine, che trinka avidamente.
La vicina che guarda/dorme su Neverland; quel film è le vere lacrime.
Attorno sempre piú testine che cadono addormentate, passi felpati di ciabatte nei corridoi, lo steward fico che non passa mai dalla mia parte.
Via, allora mi metto a spippolare con la televisioncina ed è qui che accadono due tragedie: il filo del telecomando non rientrerà mai più dal buco da cui è uscito e la playlist di musica tradizionale giapponese non smetterà mai più di suonare. Tolgo le cuffie dalla disperazione e spiaccico il telecomando ciondolante dietro il tavolino ripiegato.
Non so poi come sia passato il tempo via via che l'aeroplanino si spostava sulla cartina dello schermo, so solo che ho avuto un sussulto quando ho letto "Siberia orientale". Cazzo, son veramente dall'altra parte del mondo ☆
Quando si sbarca mi sembra tutto naturale e velocissimo allo stesso tempo. Anche il bell'uomo è sceso, riuscito a scappare dalle grinfie della hostess. Sguardi di complicità e comunella con lui e gli altri italians in fila al controllo passaporti. Io faccio esaurire un addetto a prenderci le cose impronte digitali che alla fine sclera, chiude il casotto e mi manda da quello accanto. Tutto ciò in maniera gentilissima e spiegando che forse è la macchinetta. In realtà son io che non posiziono bene le dita se non alle 14esima volta ;D C'hanno anche il rilevatore del sotto unghia, diobono.
Narita express verso Tokyo. Questa è la mia condizione >
Dico solo che al capolinea puliscono il treno dopo ogni corsa, con tanto di cordoni da Squadra Omicidi alle porte per non far entrar la gente fino a quando ogni angolo non risplende e che i sedili sono rotanti, cosi nessuno siede contro senso di marcia. Della serie "pensa una cosa e stai sicuro che i giapponesi hanno già provveduto." Tokyo Station sotto la pioggia
Albergo e giretto in zona. Sono tra Tokyo Station e Akihabara; stazione più vicina: Kanda. Scopro con piacere delle vie di solo cibo >
Tornata in camera, rimango estasiata dalla tv giapponese: programmi pieni di sketch e dove la gente fa delle faccie assurde, telefilm storici sui ninja e i samurai dove ho trovato l'Orlando Bloom nipponico e un tipo con una mimica unica e lottatori di Sumo a gogò.
Verso le 2 di notte mi sveglio e fino alle 4 non mi riesce di riaddomentarmi. That's Jet Lag. Per fortuna i tornei di Sumo vanno in onda a tutte le ore.. ^^