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Il mio inverno a Firenze...verso una nuova primavera


E' stato un lungo inverno di clausura causa studio e tanti pensieri. Le poche volte che sono uscita di casa però, ho trovato una città bellissima che non smette mai di stupirmi con la sua bellezza e che un sorriso riesce a strapparmelo sempre.

Adesso il sole rimane alto fino alle sei e l'aria è più calda (e piena di pollini) e anche io, come tutti, mi preparo ad una nuova primavera di progetti, rinnovamenti, fiori che sbocciano.


















Cupolone visto dalla Biblioteca delle Oblate, via dell'Oriuolo 24.

Facciata del Duomo rischiarata dal sole dopo un temporale.




Ponte vecchio.

Bruschettone e bicchiere di Chianti da "Le Volpi e l'Uva", Piazza dei Rossi.










 Luci e ombre.

Sunday morning.











Piazza Santissima Annunziata.

Piazza Santo Sprito.

Tramonto sui binari della tranvia, Viale Talenti.














Piazza San Marco con il primo solicino.

Sacher torte da "La Menagere", via de' Ginori 8r. 





Ciliegi in fiore.


Andy Warhol F O R E V E R

Avete tempo fino al 10 maggio per andarvi a vedere la mostra di Andy Warhol proposta dalla Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, in Piazza San Francesco.

{   Orari: 9.00-13.00/15.00-19.00 (chiuso il lunedì)
per info: 3391624029

Costo biglietti sugli 8 euro. 6 per gruppi, 5 per disabili e bambini.  }


Sono presenti 130 opere provenienti da diverse collezioni che ci permettono di osservare diverse sfumature dell'artista e della persona Warhol.
Ovviamente la più che iconica Marilyn in tutti i colori e in tutte le salse, in buona compagnia di Mick Jagger e Liza Minnelli. 




Altrettanto famosa, la zuppa Campbell che, parole di Warhol stesso, lo accompagnò per tutta la vita. Divertente la foto di lui che razzola ossessivamente negli scaffali di un supermercato con l'intenzione di riempirsi il carrello con questa benedetta zuppa. 


Ecco, le foto che lo ritraggono sono forse la parte della mostra che ho trovato più interessante. Non fosse altro perché permettono di cogliere lo sguardo di quest'uomo.
Mai sorridente, sempre turbato. 
Ho sentito anche il curatore della mostra, che girovagava per le sale a intrattenere, che Warhol si comprò una parrucca bianca così per vedere come sarebbe diventato da vecchio e per fuorviare le persone, dato che poi la parrucca fu sostituita dalla sua vera capigliatura, ormai bianca. 
Per intenderci, la parrucca è questa con l'acconciatura "schizzata"

Andy Warhol by Pierre Houles (1982)


Altro cult immancabile, oltre a Marylin e la zuppa, sono i dollari incorniciati. Infatti, cosa se non il dollaro in se', rappresenta meglio tutto ciò che è il consumismo e quello che ne deriva? La riproducibilità del tutto, il suo avere un prezzo, un valore commerciale che lo rende, così, popolare. 
Pop art è questo: rendere protagonisti gli oggetti "commerciali" e gli idoli preconfezionati, entrambi prodotti della società consumistica. 
In particolare, Warhol punta a celebrare l' "American Life", che riassume perfettamente sotto la scritta Campbell Soup.
Se fosse stato ancora vivo dieci anni fa, chissà che capolavori avrebbe fatto con il logo di Mc Donald's o con quello Nike. 
Che poi è proprio quello che ha fatto Jeffrey Scott nelle sue collezioni per Moschino; rendendo ancora più popolari, sdoganandole nella moda, icone dei nostri tempi.





Divertente la parete dedicata alle "ricette", se così si posson chiamare, di Andy Warhol. 
Per farvi capire, una recitava così: 
" Disporre le più belle ciliegie che trovate sul piatto. Chiamare quindi, il pasticcere più bravo di tutta la città perché si occupi della cioccolata per le guarnizioni. Infine, servire a gente veramente molto magra."




Scritto espressamente, che le compose con l'aiuto di sua madre.

Un consiglio che posso darvi, se ci andrete, è di leggere attentamente tutte le "Andy Warhol's quotes" che si trovano sulle didascalie delle opere perché sono micidiali. C'era una signora che se ne andava in giro con il blocchetto e se le appuntava via via...cool idea! 



In definitiva, anche leggendo queste frasine, ho avuto la netta sensazione che Warhol fosse sì un'artista, ma soprattutto, un grandissimo paraculo. 

Mi ha fatto sborsare 6 euro per vedere un vestito orribile con sopra la riproduzione di un barattolo di zuppa da quattro soldi.

Un genio, che dire.






Le sue scarpe.

Van Gogh Alive: figata multimediale

Appena saputo dell'esistenza della mostra ho pensato "MI CI FIONDO" e si può dire che così è stato.

Mossa da un impeto irresistibile che mi ha fatto anche ignorare con nonchalance altre persone con cui avevo mezzo fissato per andare a vederla insieme, martedì mattina sono andata decisa lì dove volevo andare. Avevo meno di un'ora disponibile + fame + no ombrello e nuovoloni all'orizzonte = dovevo muovermi!
Convinta che il posto fosse sì vicino Ponte Vecchio, ma dalla parte dell'Oltrarno, ho dovuto poi invertire la rotta e, a passo di marcia, dirigermi verso Por Santa Maria . Da lì, girando sulla prima a destra, si entra in questa piazzettina (che mai prima di martedì avevo notato, sinceramente) dominata da una bella chiesa romanica ormai sconsacrata.



Ed è proprio qui dentro che hanno deciso di allestire una mostra su Van Gogh.
Fin qui niente di particolare, non fosse che per mettere in scena la mostra hanno utilizzato la tecnologia Sensory4, un sistema che usa 40 proiettori e diversi canali di grafica accompagnati da Surround Sound stile cinema.
In parole povere: vi ritroverete immersi a 360 gradi in un'esperienza che coinvolge udito e vista in maniera innovativa ed emozionante, devo dire.
Che io poi mi sia commossa a leggere le frasi che scorrevano proiettate assieme ai video, questo è un altro discorso.
Mi sono stupita della semplicità e dell'acutezza, al tempo stesso, dei pensieri e osservazioni fatte da Van  Gogh. Secondo il mio modesto parere, questa persona aveva capito la chiave del viver bene facendo ciò che si ama, con semplicità e costanza. Poi dal capirlo all'attuarlo, vabbè...




La location (come già accennato) è una chiesa che, nel corso della sua storia, è stata un pò sfigatella tra alluvione del '66 e attentato di via dei georgofili (1993) che le causò non pochi danni. Ma già qualche decennio prima era stata destituita dal ruolo di chiesa a causa dello spopolamento del centro storico, assolvendo invece la funzione di auditorium per la musica. Funzione che a tutt'oggi svolge.

Ho trovato molto azzeccata la collocazione della mostra in uno spazio del genere che non poteva che rendere il tutto ancor più suggestivo. 





Io, frastornata dal ritrovarmi in mezzo a questi impulsi visivi così d'impatto, mi son messa a sedere in prossimità dell'altare...un punto perfetto per vedere il più possibile senza dover vorticare su se' stessi. 
Ho fatto qualche foto e video breve qua e là, ma volevo evitare di guardarmi la mostra attraverso lo schermo del telefono quindi mi son limitata a qualche scatto veloce e, riconosco, neanche così significativo rispetto alla potenza del reale. 

Godetevela con i vostri sensi.



"Why, I ask myself, should the shining dots of the sky not be as accessible as the black dots on the map of France" 

il faccione d'artista 




Cherry Blossoms <3 

The artist's portraits




Ah, prima di entrare nella chiesa vera e propria c'è una sorta di anticamera con qualche informazione riguardo la vita di Van Gogh e quella dei suoi quadri più famosi, legati a qualche periodo particolare del pittore. 
Carino l'angolo con appese le foto di famiglia. 
Il resto fate voi, leggere o non leggere, il clou viene dopo tanto. 






Info varie

Prezzo del biglietto = 12 euro (10 € se studenti, under 18, over 65 o disabili) che, capisco l'impianto sia una novità, costi ecc. ma mi pare un pò troppo...diciamo che ne bastavano 7, di euro. 

Orari : ganzi perchè nel weekend è aperta fino alle 23, venerdì e sabato, e fino alle 21 la domenica. Gli altri giorni chiude alle 19.30 e la mattina apre sempre alle 10.00.







CREEPY PINOCCHIO- So creepy, so cool

« C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. » 

Ve lo ricordate? E' l'originalissimo incipit ideato da Carlo Collodi (nome vero Carlo Lorenzini, Firenze 1826-1890) per il suo "Le avventure di Pinocchio", ancora oggi il libro più venduto della letteratura italiana. 
Vanta più di 240 traduzioni in tutto il mondo ed è una delle "favole" più conosciute, a seguito di numerosi adattamenti.










Indimenticabile soprattutto la versione televisiva/cinematografica del '72 con un grandissimo Nino Manfredi e Andrea Balestri nel ruolo di quel rospetto di Pinocchio.






Rivisitazione più recente, è invece quella a opera di Stefano Bessoni.

Silenzio, lo so. Non lo conoscete.

Innanzitutto, spiegherò quindi CHI è Bessoni e la percezione che io ho di lui. 

Stefano Bessoni è un illustratore e film maker specializzato nella tecnica stop-motion; dalla creazione del burattino alle riprese dello stesso fino alla post produzione (si, è la stessa tecnica tanto amata da Tim Burton). 
Lo scoprii due anni fa al "Florence Fantastic Festival" dove proiettarono "Krokodyle", un suo film del 2010 che mi rimase impresso per la sua originalità e le sue tematiche, anche se non sono sicura di averle capite pienamente...
Sicuramente è un film disturbante, questo si. E so solo che mi ha lasciato la curiosità di approfondire alcuni argomenti su cui mi ero sempre soffermata appena o che non conoscevo proprio:

▲ Wunderkammer 

   In tedesco letteralmente "camera delle meraviglie", è un'espressione che indica tutti quegli ambienti in cui i collezionisti stipavano le loro rarità. Queste comprendevano le cose più astruse, quali animali imbalsamati, piante esotiche essiccate,conchiglie e coralli,perle deformi, teschi (anche umani), monete antiche e reperti archeologici, pietre preziose, libri rari e quadri. Sugli scaffali barattoli per contenere tutte queste stranezze e, nel tentativo di conservarle, parti del corpo umano immerse in liquidi appositi.
L'usanza di accumulare "mirabilia" in qualche locale della propria casa risale al Medioevo;si protrasse fino al secolo dei Lumi e chissà che non ce ne sia qualcuna ancora adesso. 
Guardando in giro un po' di riproduzioni di queste mitiche camere, ho potuto constatare che alcune sono dei veri e propri elogi all'antichità con vasi e statue greco-romane, altre regni del Kitsch: cascate di perle e strani monili ovunque. E poi ci sono loro, quelle veramente inquietanti, con i loro teschi, le loro creature galleggianti nei barattoli, trattati medici con illustrazioni inquietanti e animali essiccati o imbalsamati in ogni angolo, che penzolano dal soffitto addirittura!
Quest'ultimo è il tipo di Wunderkammer a cui si ispira Bessoni, indubbiamente.


▲  Thanatografia

Ad affiancare il protagonista in Krokodyle, troviamo una giovane fotografa con la fissa per tutto ciò che è morto e che scatta ossessivamente foto di verdure e fiori appassiti, accompagnate da teschi e animali stecchiti. 
Nel mezzo del suo delirio, afferma che la miglior macchina fotografica al mondo altro non è che l'occhio umano e si mostra affascinatissima dalla teoria secondo la quale, quando uno muore, nella retina rimane impressa l'ultima immagine vista. 
Questo è il tema  centrale di "Imago mortis", film orrorifico del 2008 e, ovviamente, sempre di Bessoni. Qui si assiste all'esperimento denominato "Thanatografia"  in cui si tenta di fissare su una lastra fotografica (cito da Mymovies ) l'immagine finale estrapolata da membrane oculari sanguinolenti e fresche di morte. Antesignano di questa pratica, lo scienziato Girolamo Fumagalli che, storicamente - ahimè mi duole comunicarvelo -  non è mai esistito; ne' nel 1600 ne' in altri secoli. 

Queste le parole di Bessoni stesso al riguardo, in un'intervista di Francesco Ruggeri che potete trovare sul suo blog> ( stefanobessoni.blog.tiscali.it) :

"La thanatografia, intesa come tecnica è una pura invenzione, anche se affonda le radici in vere sperimentazioni.

Le scienze occulte e l’alchimia mi hanno sempre attratto. Ho affrontato diversi studi sull’argomento, mi sono documentato il più possibile e la cattura delle immagini è senza dubbio uno dei mondi più affascinanti in cui mi sia imbattuto. Catturare la morte nell’occhio del cadavere è qualcosa che va al di là di ogni immaginazione, nonché un tema che ha a che fare direttamente con qualcosa di soprannaturale. E’ per questo che ho inventato Girolamo Fumagalli, il personaggio cardine del film, un misterioso scienziato occulto del Seicento che inventò una macabra tecnica denominata thanatografia e costruì per l’appunto il thanatografo, strumento con cui fotografare la permanenza retinica della morte nell’occhio del cadavere. "


▲  Mandragora (o Mandragola)

La mandragola è un altro degli elementi chiave di "Krokodyle" e, di certo, non è stata scelta a caso da Bessoni. Infatti, viene raccolta dal protagonista e destinata al processo di creazione di un homunculus (vedi punto successivo) sfruttando una delle tante proprietà attribuite nei secoli a questa pianta. Usata come anestetico, come afrodisiaco e come cura per la sterilità, raggiunse l'acmé della sua fama di pianta miracolosa durante il Medioevo, quando il succo delle sue radici veniva usato come intruglio per pozioni.
A proposito di pozioni...sicuramente ve la ricordate in Harry Potter >



Quanto era orribile e quanto strillava! 
Ecco, queste sono altre due caratteristiche accreditate alla suddetta pianta: la somiglianza della sua radice con un piccolo essere umano (inquietante) e il suo famoso pianto che sarebbe in grado di uccidere chiunque lo ascolti..o, come minimo, di renderlo pazzo. 
Per evitare ciò, i nostri predecessori inventarono dei metodi; come quello di legare il guinzaglio di un cane alle estremità della pianta e lasciarlo tirare così che fosse la povera bestia ad udire il lamento  della mandragola estirpata. O, altre versioni riportano, che i latrati del cane, causati dalla provocazione di fargli vedere un pezzo di carne dopo averlo tenuto lungamente a digiuno, bastassero a coprire le urla strazianti della pianta.
A questi escamotage non dovevano invece ricorrere maghi e streghe che, padroni delle arti oscure, se ne andavano tranquillamente di notte a raccoglierla nei cimiteri e ai piedi dei patiboli e degli impiccati. Perchè proprio lì, vi starete chiedendo? Perchè c'èra anche la diceria che la mandragola nascesse dallo sperma emesso dai condannati a morte. 
Sempre di sperma, infatti, si tratta anche in "Krokodyle".

Vorrei dilungarmi altre ore su tutti i fantastici poteri della mandragora e leggende derivate ma, ahimè, questo post tratta di altro principalmente..
Quindi, mia cara, continuerò le ricerche su di te ma in altra sede. <3




▲  Homunculus

Della serie 'Credevo fosse un freak, invece era un homunculus.'

Il narratore di "Krokodyle" è uno strano ometto dalla faccia buffa ed è, per l'appunto, un homunculus . Questa, che nel film sembra non avere niente di particolare, è in realtà una creatura leggendaria e alchemica partorita per la prima volta dalla mente del medico Paracelso nel XVI secolo. Lui e altri alchimisti successivi, pensavano che mettere del seme maschile in un'ampolla e poi conservarlo nel ventre di un cavallo potesse dar vita a un esserino, da tirare su con beveroni di sangue umano. 
Non esistono molte testimonianze e documenti riguardo esperimenti del genere (per fortuna; mi permetto di dire) ma è indicativo come nel film di Bessoni si dia così spazio all'immaginazione da farla diventare reale, tangibile.





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E' un immaginario molto particolare che definirei "delicatamente creepy"; le figure che lo popolano sembrano essere sempre deboli, pronte a sbriciolarsi al primo tocco maldestro e insensibile, estraneo al loro piccolo mondo. 
Così delicate ma anche così presenti, con il loro aspetto inquietante, come solo i prodotti della nostra psiche possono essere. Creati e amati durante la creazione e rifiutati e fastidiosi, una volta sviluppatosi prepotentemente. 
Bessoni non fa altro che metterci davanti alle nostre menti e ai pensieri più scomodi: quelli che abbiamo paura di accettare come nostri.


Perfino Pinocchio -vero tema di questo post, teoricamente- viene rivisitato in chiave meno favolistica e più attinente al reale, evidenziandone alcune sfumature che solitamente sfuggivano. Prima fra tutte, la lotta di Pinocchio per affermare se' stesso da "aborto di legno" (come lo definisce Bessoni) a bambino in carne e ossa in un mondo che, in realtà, è tutto meno che da favola. Un mondo di povertà (il povero Geppetto), dove la presenza della morte si fa sentire (la Fata Turchina è una figura spettrale e metafisica) e dove ci si deve guardare bene da briganti (il Gatto e la Volpe) e altri fanfaroni che trascinano su brutte strade. 
C'è chi evidenzia anche le attinenze del romanzo di Collodi con il "Frankenstein" di Mary Shelley: entrambe creature forgiate dall'uomo e che, attraverso un percorso empirico, arrivano a comportarsi anch'esse in maniera "umana", con tutto ciò che questa condizione comporta sia nel bene che nel male.
Personalmente non ritengo questa connessione la più calzante, tuttavia mi fa pensare che anche Pinocchio ha un potenziale gotico fin'ora rimasto inespresso e che invece, emerge dai disegni bessoniani.


Qui gli altri personaggi...








Ecco, adesso che avete visto i famosi disegni capirete ancor meglio ciò che ho scritto fin ora. 
Il pensare le cose in una dimensione diversa e spesso più dark, apre la mente a visioni che potevano non averci sfiorato fino a quel momento ma che, di fatto, esistono.
Eccome, se esistono. 


QUI il link per acquistare online questo e altri lavori cartacei del Bessoni in questione.

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