"Hanami 花見 (letteralmente "ammirare i fiori") è un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi, i cui fiori si chiamano sakura."
Bene, queste sono le prime tre righe di Wikipedia dedicate al fenomeno e non si potrebbe spiegare in maniera più lineare. Adesso io provo a spiegarvelo col cuore, che cosa significa "Hanami". Hanami è stare con il naso all'insù immersi in gigantesche e fluttuanti nuvole rosa; le vorresti quasi toccare, ma poi non lo fai, per rispetto della loro delicatezza e timore di interrompere la magia. I petali cadono - si dice alla velocità di 5cm al secondo - ed è tutto così lento da sembrare un sogno, di una bellezza surreale.
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Nomura Yoshiteru ad Arezzo
Lo scorso 2 Marzo è stata inaugurata la mostra personale del pittore Nomura Yoshiteru, presso la Fraternita dei Laici ad Arezzo. L'evento rientra nelle celebrazioni per il 150° anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone e si è svolto con il supporto e la partecipazione dell'Ambasciata Giapponese a Roma e dell'associazione Italo-giapponese di Tokyo, presenziata da Shimada Seiichi. Tra le autorità aretine, erano presenti il Primo Rettore della Fraternita dei Laici, un'istituzione secolare importantissima per la città, il Vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini e il Barone Enrico Albergotti, in qualità anche di amico del maestro Nomura.
Piazza Grande, Arezzo.
Nomura ha vissuto vari anni in Italia, molti proprio ad Arezzo dove ha avuto modo di studiare vicino l'arte e la tecnica di Piero della Francesca, uno dei maestri del Rinascimento. Ha anche eseguito una copia magistrale della Madonna del Parto, in esposizione proprio alla mostra. Ho visto perfino degli aretini doc osservarla increduli e dubbiosi se fosse solo una copia o addirittura l'originale (che invece è conservata a Monterchi). La particolarità dell'arte di Nomura è la sua conoscenza approfondita delle tecniche pittoriche sia giapponesi (nihonga) che italiane, come l'affresco. Nelle sue opere le tecniche si alternano e si sovrappongono, creando una commistione che rispecchia il background culturale dell'artista e va a creare un "ponte tra due culture" da sempre (sicuramente da 150 anni) amiche.
Nella mostra si passa da tipiche vedute giapponesi con dettagli del Monte Fuji o di un tempio immerso nel silenzio della notte, a ritratti di donne che sembrano quasi dei mosaici etruschi e a raffigurazioni del Pantheon, in perfetto stile classico. Vediamo come Giappone e Occidente convivano perfettamente in Nomura che nel nostro paese ha trovato anche la fede e nell'anno 2000 è stato battezzato dall'allora Vescovo di Arezzo. Un passo importante che lo ha legato ancora di più all'Italia, scelta come sua seconda patria.
La mostra esprime perfettamente questo connubio di posti, culture, tecniche pittoriche, a tratti ironica a tratti romantica con quadri dominati dal blu notte illuminato da una miriade di puntini gialli: le stelle. Un vezzo estetico particolarmente gradito è il luccichio emesso da alcune tele che altro non è che polvere di madreperla. Un effetto bellissimo.
Riconoscerete un tipico campo di girasoli sotto il sole toscano in estate e vi perderete a sognare il lontano (ma qui vicino) Giappone e i suoi paesaggi incantati.
Ikebana, arte giapponese di armonizzazione floreale
Dal 2 al 26 Marzo 2017
Fraternita dei Laici, Piazza Grande.
Arezzo
Holika Holika X Gudetama Lazy & Joy
La ditta coreana Holika Holika continua la sua collaborazione con Gudetama, l'uovetto pigro, per una nuova linea di cosmetici e io non potevo non aggiornarvi sulla situazione!
"Lazy & Joy" esce a distanza di neanche cinque mesi dalla prima collezione "Lazy & Easy" e ci regala tantissimi altri packaging divertenti e super kawaii.
Ve la presento subito:
Volete che vi dica anche che cosa sono o basta vedere quanto sono carini e li comprereste a scatola chiusa?
Per me la seconda che ho detto: ho già ordinato un blush e una crema mani fingendo di aver capito la spiegazione in coreano.
Esplorando su vari siti (che non vi sto a pubblicizzare, tanto basta cercare "korean makeup shop online" e viene fuori tutto il ben di Dio), dopo un po' l'algoritmo che li comanda ha capito che stile di cose stessi cercando e ha cominciato a far affiorare nelle varie home non solo Gudetama, ma altri personaggi del panorama kawaii giapponese.. e addio.
Ho capito che praticamente ognuno ha una sua linea di cosmetici (solitamente coreani).
Ve ne metto solo alcuni ma sappiate che ce ne sono a centinaia, dai più famosi Rilakkuma ed Hello Kitty ai relativamente nuovi personaggi-mascotte di Line..c'è pure Astro Boy versione natalizia!
"Lazy & Joy" esce a distanza di neanche cinque mesi dalla prima collezione "Lazy & Easy" e ci regala tantissimi altri packaging divertenti e super kawaii.
Ve la presento subito:
Volete che vi dica anche che cosa sono o basta vedere quanto sono carini e li comprereste a scatola chiusa?
Per me la seconda che ho detto: ho già ordinato un blush e una crema mani fingendo di aver capito la spiegazione in coreano.
Esplorando su vari siti (che non vi sto a pubblicizzare, tanto basta cercare "korean makeup shop online" e viene fuori tutto il ben di Dio), dopo un po' l'algoritmo che li comanda ha capito che stile di cose stessi cercando e ha cominciato a far affiorare nelle varie home non solo Gudetama, ma altri personaggi del panorama kawaii giapponese.. e addio.
Ho capito che praticamente ognuno ha una sua linea di cosmetici (solitamente coreani).
Ve ne metto solo alcuni ma sappiate che ce ne sono a centinaia, dai più famosi Rilakkuma ed Hello Kitty ai relativamente nuovi personaggi-mascotte di Line..c'è pure Astro Boy versione natalizia!
to be continued....
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Nostalgia canaglia e considerazioni sparse - Dear Japan, I truly miss you
La nostalgia mi sta uccidendo, neanche troppo lentamente.
Quando a marzo, dopo sette mesi in giappolandia, sono tornata nella patria terra, sinceramente mi sono sentita riavere. E non solo per la teglia di lasagne calde che mi aspettava al rientro.
Perché, diciamocelo, il Giappone è un paese affascinante e bellissimo ma è anche molto, molto pesante da vivere. Ne ho potuto avere un piccolo assaggio che mi ha fatto capire molte cose.
Dopo qualche mese ero stanchissima e stressata per cercare di gestire le cinque persone di cui ero composta al momento: la studentessa universitaria con test da preparare ogni settimana e compiti giornalieri, la fidanzata, la persona socievole che vuole uscire la sera e spararsi qualche birretta, la turista culturale con la mappa di templi da spuntare e, forse quella più vicina al mio vero IO, la Vio cacciatrice di cazzate limited edition Japan nei peggiori negozi di Kawaramachi (roba che al Village Vanguard e al Sanrio shop ci avevo fatto il solco). Mai quanto allora ho desiderato che le giornate durassero almeno 50 ore.
A questo aggiungiamoci anche la debilitazione fisica dovuta al non riuscire ad abituarmi ad una dieta "salutare", io che vivo di pasta, pane, pizza e ogni carboidrato che cresca sotto il cielo d'Italia.
Là è tutto buono e si campa a riso riso riso e ok, ma l'energia che ti da' un piatto di pasta al sugo non te la da' nient'altro nella vita. Amen.
Quindi si, avevo sinceramente voglia di tornare a casa e riprendermi un attimo.
Mare, amici, un po' di studio, passeggiate nella mia Firenze (che ho rivisto con occhi da turista innamorato) e ingranare piano piano la solita routine casalinga.
Poi, verso fine Settembre, ho sentito qualcosa; come una mancanza in mezzo al petto. Ho capito che un pezzettino di cuore è rimasto per sempre là e ogni tanto devo andare a vedere come sta e a lasciarcene un altro poco a fargli compagnia.
Perché il Giappone, con tutti i suoi difetti e le incomprensioni tra di noi, esercita su di me un fascino infinito. E' un altro Universo e ho voglia di scoprirne più lati possibili e di collocarmici in qualche maniera, di affondare tra le sue pieghe di bamboo e chiudere gli occhi sotto una cascata di petali di ciliegio.
Quindi che dire, Dear Japan, mi manchi da fare schifo e sento che ci rivedremo presto ♡
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Zushi Firenze
Ieri sera sono stata a mangiare da Zushi, catena di ristoranti specializzati in cucina 'giapponese all'occidentale' , come la chiamo io. Presente già da anni in moltissime città italiane, da qualche mese è arrivato anche a Firenze ed è stata per me una piacevole sorpresa. Da giapponesina adottiva, per me il sushi è solo quello tradizionale: riso, pallina di wasabi e pesce crudo sopra. Per questo sono sempre un po' scettica quando vedo quelle bombe tipo california rolls o involtini pieni di philadelphia e mayo.
Ma da Zushi non è così; la cucina giapponese è rivisitata in chiave occidentale, ovviamente, ma con originalità ed eleganza e senza esagerazioni. Tutto be equilibrato, calibro tra i sapori e presentazioni impeccabili.
Vi lascio la mia recensione completa fatta su yelp.it > zushi review
Questi nella foto sotto sono i cosiddetti "bignè" che sono delle vere e proprie opere d'arte e di sapori.
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Japan X Gucci campaign f/w 2016
Per l'autunno/inverno 2016, il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, e il fotografo e regista Glen Luchford ci propongono una campagna sognante e dai colori pop tra le luci di Tokyo by-night e i ciliegi in fiore.
Tipiche stampe giapponesi e paraventi di carta fanno da sfondo ad una moda con forti richiami anni '70. Delle vere e proprie apparizioni nelle affollate strade di Shibuya, in un gioco di contrasti e di mimetismo.
Vi lascio le foto e il trailer dell'intera campagna.
Tipiche stampe giapponesi e paraventi di carta fanno da sfondo ad una moda con forti richiami anni '70. Delle vere e proprie apparizioni nelle affollate strade di Shibuya, in un gioco di contrasti e di mimetismo.
Vi lascio le foto e il trailer dell'intera campagna.
♡
Origami by Issey Miyake
Ad occhi poco esperti può sembrare una banale borsa da mare, di quelle plasticose che, basta camminarci cinque minuti sotto al sole, e ti ritrovi un'ustione di terzo grado sulla spalla grazie ai loro manici incandescenti.
In realtà la Origami Bag è l'ultimo trend lanciato dallo stilista giapponese Issey Miyake e, ahimé, i prezzi non sono certo quelli delle normali borse che usiamo per andare in spiaggia, qui si parla di centinaia di euro.
Il nome dice tutto: una borsa che richiama l'arte giapponese del ripiegare la carta, senza mai romperla. E questo tipo di borse, sono fatte con lo stesso principio...divise in tassellini più piccoli e mobili.
Io mi sono innamorata, da gazza ladra quale sono, di quelle super luccicose che son tutte uno sfavillio di oro e d'argento!
Che ne pensate, vi piace l'idea?
Murakami reviewing
Un totale spreco di tempo, non che di occhi, dall'inizio alla fine.
E ora vi spiego perché...
● SPOILER ALERT ●
Ero curiosissima riguardo a questo libro e l'occasione di leggerlo si è presentata proprio una volta arrivata in Giappone.
Dopo un mesetto che ero qui, mi è presa voglia di leggere e mi sono resa conto di non essermi portata dietro nessun libro. Così sono andata nel reparto 'libri in inglese' di una libreria ben fornita ma, tra tutti quei libri, quello che mi è saltato subito agli occhi è stato proprio questo.
Già dalla prima pagina avevo capito che la storia avrebbe preso una piega strana, dato che inizia con la storia di un tizio che vuole morire e in pratica non sa nemmeno il perché. E già lì...boh, prese male gratuite. Ma continuo; voglio andare avanti e vedere come si sviluppa.
E si sviluppa male, mi dispiace dirlo, ma proprio una cosa senza alcun senso.
Il personaggio è piatto e così deve essere - 'senza colore' come dice il titolo stesso - ma, se lui non riesce a trovare una risposta in se', figuriamoci io lettrice.
Dopo anni di amicizia intensa con quattro persone, improvvisamente tutti e quattro gli voltano le spalle e lo tagliano fuori dal loro cerchio magico. Lui non sa perché e manco se lo chiede. Accetta passivamente e intanto muore dentro e manca poco che non muoia anche fuori. Si riprende in qualche modo e appena fa amicizia con qualcuno ha sogni erotici spinti con questo qualcuno, uomo o donna che sia. Nel frattempo non ha mai smesso, in vent'anni, di sognare due delle sue ex amiche che lo montano e gli fanno fellatio a ripetizione.
Quando, grazie all'aiuto di una tipa che non si sa perché ma gli sta dietro, decide di tornare a Nagoya a chiedere - finalmente! - ai suoi vecchi amici cosa sia successo venti anni prima, tocca imbatterci in altri tre personaggi piattissimi e preconfezionati.
Il guru 2.0 che non ha un cuore ne' morale, oltre che lavorare in un luogo asettico (Apple style ?), il venditore di auto che lavora, ma guarda un po', proprio alla Toyota (ditta #1 di Nagoya) e la ragazza che ha sposato un vichingo e si è trasferita in Finlandia.
Molto fantasioso eh? Aggiungeteci che tutto (questo dall'inizio alla fine del libro) è scritto in maniera veramente barbosa, tanto che ho pensato di chiudere il libro almeno una decina di volte senza mai più riaprirlo. Ma un mio principio è di concludere sempre i libri che inizio a leggere e quindi...me lo son sorbito fino alla fine.
Quando il nostro Tsukuru giunge in Finlandia appositamente per chiedere alla sua ex amica cosa sia successo all'altra ragazza, che ha intanto capito essere morta, raggiungiamo veramente il picco massimo dello schifo e della bassezza di questo libro.
Scopriamo che i tre amici avevano chiuso con lui perché l'altra - quella morta - aveva detto, in una confessione schock, di essere stata stuprata proprio da lui, il nostro Tsukuru!
Loro non ci credono tutt'ora perché lei era un po' svitata ma intanto fanno fuori lui dal gruppo.
Poco importa che lui sia mezzo morto di dolore.
Questa è stata effettivamente vittima di un qualche stupro e la prova è il bambino che porta in grembo. Abortisce e, in seguito a quest'altro schock, diventa anoressica, bulimica e ancora più disturbata. Dopo qualche anno viene trovata morta nell'appartamento in cui viveva da sola.
Insomma, una bella storia.
Rimane sempre il dubbio che sia stato davvero Tsukuru a stuprarla perché, ok che quella era mentalmente instabile, ma anche lui non scherza di certo.
Mi ha veramente disturbato la morbosità insistente di Murakami nel trattare l'argomento dello stupro o del sesso disinibito in 3/3 dei suoi libri che ho letto. Perché ci deve essere sempre qualcosa di sbagliato nel sesso tanto che le 'vittime' (sempre DONNE) ne rimangono poi turbate a vita?
Nessuna che se lo viva tranquillamente o nessuna che, dopo un trauma, riesca a riprendersi o a parlarne; sempre e solo peccato e disagio, nemmeno lo avesse scritto un vescovo cattolico dell'anno Mille.
Poi, soprattutto in un libro spento e palloso come questo, usarlo come fulcro di tutto, come exploit finale, è veramente una scelta irritante. Ogni volta che c'è del mistero, un climax di suspense...alla fine cosa c'è dietro? Uno stupro.
Che fissazione.
A parte questa infelice parentesi, ho trovato il libro un insieme di banalità alla Fabio Volo mascherate da pensieri profondi miste al voler esaltare il nulla del protagonista ma in maniera veramente maldestra. Da qualche parte ho letto una recensione breve che recita "E' un libro che parla di una persona autistica" . Il punto è che non lo è.
Come Banana Yoshimoto, Murakami fa parte di una sorta di (non)corrente nata negli anni '80 di cui gli autori rappresentanti orbitano intorno al nani mo nai, cioè il senso di vuoto dell'uomo moderno. Per descrivere i suoi personaggi, Murakami sceglie di usare toni altrettanto piatti e banali ma, alla fine della fiera, si presuppone che il libro ti regali o un'epifania sul (non) senso della vita o che, coerente con ciò che viene scritto, tu non ti metta neanche a pensare, tanto sai che dietro a tutto c'è solo il vuoto.
Ecco, a me questo libro ha lasciato addosso solo un senso di inutilità e di tempo perso unito a un senso di morbosità fastidiosa.
Non sono certo una bacchettona o una femminista radicale io (uno dei miei libri preferiti è American Psycho tsk), ma parlare di certi argomenti senza che ne venga fuori nulla, non solo non ha senso, ma può essere anche, come dire, vagamente offensivo.
Io un tentativo, anzi tre, di leggere Murakami l'ho fatto ma proprio non mi togliete la convinzione che sia solo un fenomeno di moda molto sopravvalutato.
Ho avuto la conferma che anche in Giappone è così: o lo ami o lo odi e, scusatemi se mi permetto, ma temo proprio che chi dice di amarlo non abbia mai letto un vero libro in vita sua allora.
日本料理 ~ cibo giapponese ヽ(=^・ω・^=)丿
"(...) una normale lista di pietanze giapponesi comprende solo cibi attraenti, persino i brodi; gli antipasti e il pesce crudo, Sono così belli che si può anche stare con il tavolino davanti senza gustarli, basta contemplarli per nutrire gli occhi e perché sia valsa la pena di essersi fermati in una casa da té."
Natsume Sōseki
"Guanciale d'erba", 草枕 Kusamakura, 1906
Tutte le foto sono state scattate da me nell'ambito del mio viaggio nel marzo-aprile 2014 tra varie città giapponesi.
Ci tengo a sottolineare quanto io reputi CAFONAL fotografare il cibo che si ha nel piatto davanti a se', ma qui mi son dovuta arrendere e ogni foto che ho scattato la considero una sorta di ringraziamento silenzioso a tale maestria.
Natsume Sōseki
"Guanciale d'erba", 草枕 Kusamakura, 1906
Ci tengo a sottolineare quanto io reputi CAFONAL fotografare il cibo che si ha nel piatto davanti a se', ma qui mi son dovuta arrendere e ogni foto che ho scattato la considero una sorta di ringraziamento silenzioso a tale maestria.
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Hinamatsuri 2015 - Iroha
La devo smettere di scrivere così "posticipatamente" che anche stavolta ho fatto passare venti giorni, mannaggia.
Più che altro parlare di "Festa della Primavera" in questo weekend di pioggia è paradossale, ma è questo il significato che è andato ad assumere Hinamatsuri. In realtà, in origine è la "Festa delle bambole" che vengono esposte, a partire dal terzo giorni di marzo, nelle case giapponesi su una sorta di pedana a gradoni ricoperta con un panno rosso. Le bambole rappresentano Imperatore ed Imperatrice "addobbati" in versione primaverile e accompagnati da damigelle e cortigiani. La festa è poi traslata anche in "Festa delle bambine", perché ogni casa celebrasse le proprie piccole, sempre tramite l'esposizione di questi set di bambole: una sorta di nostro presepe "imperiale" da tenere esposto tutto il mese di marzo.
Qui a Firenze, sono sette anni che l'associazione Iroha > ( sito ufficiale ) si occupa di organizzare un weekend di festeggiamenti e iniziative ispirati a questa ricorrenza tradizionale nel Paese del Sol Levante.
E' già da qualche edizione che l'Hinamatsuri di Iroha, trova sede negli spazi dell'Ex-Leopoldine ( Cosa sono? ) di Piazza Tasso.
Buffet di inaugurazione il venerdì sera con pietanze sia italiane che jappe e dimostrazione di Ikebana; l'arte del disporre i fiori recisi secondo principi di armonia e bellezza che traggono le proprie origini dalle composizioni floreali fatte dai monaci buddhisti come offerte votive agli dei.
Come sempre, semplicità ed eleganza contraddistinguono il gusto giapponese:
Interrompo questa parentesi magica per tornare al programma dell'evento in questione:
dal sabato mattina, il mercatino dell'artigianato in sostegno degli agricoltori e artigiani della provincia di Fukushima, fortemente danneggiati anche sul piano economico in seguito al disastro ambientale.
Io, che ero addetta al banco la domenica, mi sono ritrovata con questa bestia di cartapesta che mi fissava >
Il gruppo al completo presentato dalla Presidente di Iroha, Yoko Shimada.
Più che altro parlare di "Festa della Primavera" in questo weekend di pioggia è paradossale, ma è questo il significato che è andato ad assumere Hinamatsuri. In realtà, in origine è la "Festa delle bambole" che vengono esposte, a partire dal terzo giorni di marzo, nelle case giapponesi su una sorta di pedana a gradoni ricoperta con un panno rosso. Le bambole rappresentano Imperatore ed Imperatrice "addobbati" in versione primaverile e accompagnati da damigelle e cortigiani. La festa è poi traslata anche in "Festa delle bambine", perché ogni casa celebrasse le proprie piccole, sempre tramite l'esposizione di questi set di bambole: una sorta di nostro presepe "imperiale" da tenere esposto tutto il mese di marzo.
Qui a Firenze, sono sette anni che l'associazione Iroha > ( sito ufficiale ) si occupa di organizzare un weekend di festeggiamenti e iniziative ispirati a questa ricorrenza tradizionale nel Paese del Sol Levante.
E' già da qualche edizione che l'Hinamatsuri di Iroha, trova sede negli spazi dell'Ex-Leopoldine ( Cosa sono? ) di Piazza Tasso.
Buffet di inaugurazione il venerdì sera con pietanze sia italiane che jappe e dimostrazione di Ikebana; l'arte del disporre i fiori recisi secondo principi di armonia e bellezza che traggono le proprie origini dalle composizioni floreali fatte dai monaci buddhisti come offerte votive agli dei.
Come sempre, semplicità ed eleganza contraddistinguono il gusto giapponese:
Interrompo questa parentesi magica per tornare al programma dell'evento in questione:
dal sabato mattina, il mercatino dell'artigianato in sostegno degli agricoltori e artigiani della provincia di Fukushima, fortemente danneggiati anche sul piano economico in seguito al disastro ambientale.
Io, che ero addetta al banco la domenica, mi sono ritrovata con questa bestia di cartapesta che mi fissava >
Superfluo dire che non ho resistito, e a fine giornata me la sono accaparrata.
"Ma cos'è?", vi starete chiedendo. Bisogna sapere che in Giappone ogni prefettura (corrispondente alle nostre province) e anche le città hanno il proprio "personaggio" e questa muccona rossa è associata alla zona di Fukushima.
E poi, per coprire eventuali falle, c'è Hello Kitty sparsa su tutto il territorio nazionale
Adoro "Hello Kitty arancia" presa a Shizuoka
(solito copriletto rosso, ormai immancabile in ogni foto)
Ovviamente, da collezione.
Oltre al mercatino ed alcuni banchi con prodotti tradizionali e sfiziosetti (come l'oggettistica realizzata con scampoli dei kimono), un mastro incisore all'opera che, col rumore del suo scalpello, scandiva inesorabilmente le ore dalla mattina alla sera.
Poi un'area giochi dove passavano più tempo i genitori, incantati dalle diavolerie nipponiche, che i figlioli e il laboratorio di origami. Il ricavato delle offerte è andato per finanziare le campagne NO NUCLEARE ed eventi per ricordare il 70° esimo anniversario dai bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki.
Ecco, quando chiesi di poter fare da volontaria a questo mini festival, scrissi esplicitamente di non mettermi a fare gli origami perché son veramente la persona più inadatta> le poche gru che ho tentato di fare parevano aborti.
Curiosità: attaccato al muro c'era un enorme fascio di origami gru tutti colorati e fatti perfettamente.
Si dice che, se una persona ne fa 1000, poi si avveri un desiderio che ha espresso.
~
Divise tra i due pomeriggi, la conferenza sul teatro tradizionale tenuta dal Dottor Matteo Cesari dell'Università di Bologna e quella sul poeta innovatore Matsuo Basho a cura della Prof.ssa Sagiyama di Firenze.
Il vecchio stagno
la rana salta
tonfo nell'acqua
~
Per chiudere le serate; una dimostrazione di danza tradizionale e una di kimono.
La Maestra Hanayagi Suginami con una sua allieva danzatrice.
Per i kimono, volevano mostrare al pubblico le diversità tra i vari modelli e gli stili e la procedura nel chiudere l'obi (la cintura da stringere in vita). Hanno prelevato alcune volontarie, che sono state vestite dalla Maestra in quest'arte Junko Sato.
Era un freddo cane e io avevo lo yukata (il kimono estivo, il più leggero di tutti) ma mi si riscaldava il cuore di gioia a vedere i kimono meravigliosi di due donne giapponesi davanti a me che partecipavano a questa sorta di dimostrazione. Uno bianco avorio con dettagli celesti e luminescenti, l'altro rosa con ricamato sopra un'intero paesaggio nei toni dello stesso colore. Quest'ultimo aveva anche le maniche lunghe fino ai piedi, tipiche delle ragazze non ancora sposate, e sembrava veramente un vestito da dea.
Qui tutte le foto della dimostrazione, nonchè dell'intero weekend > Darkroom school of photography
Il gruppo al completo presentato dalla Presidente di Iroha, Yoko Shimada.
Io con la mia faccia a culo, entrambe soddisfatte.
Viola Rosai
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