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Hanami in Italia: 10 posti in cui ammirare i ciliegi in fiore

Il Giappone, lo sappiamo tutti, è il posto migliore per godersi i ciliegi in fiore (sakura) tant'è che in giapponese esiste perfino un termine ad indicare questa piacevole attività: Hanami, letteralmente "ammirare i fiori". In primavera, i parchi, gli argini dei fiumi e  le grigie zone di città, sono abbelliti dallo sbocciare di questi meravigliosi ciliegi ornamentali (la specie più diffusa è prunus serrulata). Il periodo di fioritura dipende dalla latitudine ed esistono dei veri e propri bollettini costantemente aggiornati; i "cherry blossom forecast", che monitorano l'andamento dello sbocciare dei fiori. 
Le città più visitate (Tokyo, Osaka, Kyoto, Nara..) tendenzialmente si vestono di fiori di ciliegio tra la seconda metà di marzo e la prima settimana di aprile ed è uno spettacolo da vedere assolutamente almeno una volta nella vita..

..ma, se uno proprio non ha possibilità di viaggiare in Giappone nel periodo dei sakura, non disperi che qualcosa si trova anche da noi! 


1. Laghetto dell'EUR, Roma

In occasione della XVII Olimpiade tenutasi a Roma nel 1960, il primo ministro giapponese dell'epoca, Nobosuke Kishi, donò alla città 2500 alberi di ciliegio ornamentali. La maggior parte di questi è stata piantata proprio nel parco che circonda il lago dell'EUR regalando uno spettacolo molto nipponico ad ogni primavera. Negli ultimi anni si è diffusa addirittura l'usanza dell'hanami alla giapponese, con picnic e gente attrezzata a rimanere sotto ai rami fioriti per tutto il giorno. Non è raro imbattersi anche in ragazzi in cosplay  o vestiti con tradizionali abiti giapponesi, quali kimono e yukata. Possibilità di ammirare i sakura anche dalla prospettiva del lago grazie a giri in barca, battello o pedalò della durata di 30min.
Il periodo migliore è tra la metà di marzo e la metà di aprile.

Trovate tutte le info sulla pagina facebook dedicata, con moltissimi aggiornamenti e foto. C'è perfino una sorta di petizione per richiedere alla città di Roma altri 1500 sakura da piantare così da far diventare la "Passeggiata del Giappone" ancora più suggestiva.

foto di Sara Sbaffi 

foto di Martino Iannone




Ise-Jingu e la sacralità della natura

Ise-Jingu è il santuario shintoista più grande del Giappone e quando seppi che ci saremmo andati in gita - si lo so, una parola che non sentivate dai tempi dell'elementari - felicità alle stelle e tante aspettative.
Due giorni prima di questo "school trip" noi studenti stranieri veniamo tutti convocati per una riunione di un'ora, precisamente all'ora di pranzo. 
In questa inutilissima ora buttata via e in cui potevo mangiare tranquillamente, veniamo divisi in due pullman con tanto di assegnazione di un numerino (boh) e ci vengono comunicate le regole generali di comportamento della serie "non allontanatevi dal gruppo" e bla bla banalità.
Il mio grado di bestemmie è direttamente proporzionale alla stupidità del modo in cui il tempo viene impiegato, ma bisogna capire che lì l'università è qualcosa di imbarazzantemente infantile.

Detto questo ed evitandovi la prima parte della giornata della gita impiegata a vedere uno spettacolino ninja (magari ci farò un post a parte) e in cui siamo stati trasportati in un mega pullman con tanto di guida strillante, passiamo al santuario e alla sua bellezza.
Anticipo che purtroppo non ho potuto vederlo tutto per mancanza di tempo dato che l'organizzazione prevedeva quattro ore di ninja e cazzate varie e un'ora scarsa per uno dei siti più importanti di tutto l'Honshu. No comment pls.

♦ Ci troviamo in mezzo ai monti della prefettura di Mie e ad accoglierci, come previsto, un gigantesco torii stagliato verso il cielo.




Fin dall'entrata si capisce che qui le distanze e gli spazi sono enormi, infatti ci vogliono più di dieci minuti a percorrere il viale per entrare nel vivo del santuario.Classici barili di sakè da una parte e fiume dall'acqua cristallina dall'altra, alberi e foreste a riempire la vista, natura che ti entra nel cuore.





L'emozione vera è raggiungere il primo tempio shintoista dei tanti che si trovano in questa area. 
Sarà che il nucleo sacro di Ise-Jingu ha circa 2000 anni e che il luogo di per se' emana pace e tranquillità da ogni foglia, fatto sta che l'effetto totale sulla persona è quello di fusione con la natura e le cose e una sensazione di sospensione dal mondo terreno. Mi ritorna in mente il panismo di D'Annunzio, versione orientalizzata.










Il tempio principale è Naiku, ed è dedicato alla dea del sole Amaterasu. E' considerato così sacro che non è permesso fare foto ne' entrare, ma solo fare una preghiera alla campana, previa offerta. 
Sbirciando tra i paletti in legno, ho intravisto dei preti shinto con la bellissima veste tutta bianca contrastata solo dagli zoccoli in duro legno lucido e verniciato di nero e dal copricapo.

L'intero santuario è circondato da non so quanti ettari di foresta con laghi, fiumiciattoli, ponti, sentieri che si perdono. Alberi secolari che ti fanno capire quanto tu sia piccolo in mezzo a questo grande universo e che, al tintinnare al vento delle loro foglie, provano a fartene capire la magia.


Poesia celeste allo stato puro.






Parking (ourselves) in the parks


Caldo: alla fine è arrivato.

E con lui i social si sono riempiti delle solite foto di mari e spiagge idilliache. O meglio;  che PAIONO idilliache..agli occhi di quegli altri disperati che, chi per studio chi per lavoro, son dovuti rimanere a sciogliersi in città  e poco importa che sia il Mar dei Caraibi o il Lido di Viareggio; è comunque un miraggio lontano.
(sto facendo largo uso del punto e virgola già nelle prime tre righe..va bene che è il mio segno di interpunzione preferito, ma insomma..un pò di contegno Violet!)

Come se non bastasse, questo foto sono spesso accompagnate da una serie di combo banali quanto terribili:
- Ripresa dall'alto di infradito + unghie smaltate. Ecco, ora io vorrei sapere chi diavolo ha sdoganato il colore GIALLO per i piedi (ma anche per le mani, se proprio vogliamo dirla tutta) facendolo così rientrare tra i trendz delle ultime stagioni. E che amiche/amici avete che non vi dicono che fa semplicemente cagare? Se nessuno aveva pensato ad usarlo finora (forse solo gli antichi sumeri seimila anni fa, ma si sa che loro eran fissati con giallo e blu) ci sarà un motivo, no?
Se non riuscite a trovare risposta a tutte queste domande e siete confusi beh, ve lo ribadisco io, tanto per chiarificare il concetto> lo smalto giallo sembra VOMITO spalmabile. Please, don't use it.

- Cosce in bella vista ai raggi del sole. Esiste anche la variante polpacci, ma ben più difficile se siete in modalità selfie. 
Anche qui mi sento in dovere verso la società di dare un consiglio: se i vostri cosciotti sembran quelli di un maiale e stanno rosolando al sole belli rossi, beh, forse potete anche evitare di fare foto.

- Primi piani dallo sguardo indecifrabile perchè coperto dalle lenti a specchio dei vari Oakley, Ray-ban, Carrera e compagnia bella.

Più che altro smettete di ammorbare Facebook con questo tripudio di banalità ; hanno inventato Instagram apposta!

Insomma, a fronte di questo fenomeno, certa gente forse non si sente poi così malaccio a rimanere costretta in città.. anche al solo pensiero di arrivare in spiaggia e vedere tutti con i telefoni, tablet e seghe varie saldamente in mano. Non c'è mai riposo per i maniaci dei social e della diffusione e per chi li sta accanto . Argomento interessante, questo e che mi tocca anche da vicino..a breve ci scriverò qualcosa su, promise .

Ma torniamo al tema reggente del post> caldo e gente che rimane in città. Come gestire queste due cose assieme?
Una buona soluzione per non rimanere tappati in casa, ma neanche essere esposti al riflesso dei raggi sull'asfalto bollente, è quella di rifugiarsi in un parco.
Nel precedente mese di maggio, ho provato l'esperienza due volte, nel Parco di Villa Demidoff (località Pratolino, FI) e al Parco Bucci a Faenza.

Villa Demidoff
E' da quando son piccina che sento nominare questo parco ma, dopo 21 anni di residenza a Firenze, niente, non lo avevo ancora visto. Roba da vergognarsi.
Coinvolta un'amica nella spedizione, si parte alla volta di Pratolino in una calda giornata di Maggio con tanto di sole a picco. Si imbocca via Bolognese con le sue belle villone e via.  Dopo poco Trespiano, località famosa per l'imponente e famoso cimitero, inizia la coda che capiremo poi essere per entrare nel parcheggio di Villa Demidoff, per l'appunto.
E' chiaro fin da subito che c'è un casino di gente, tant'è che ci tocca far arrampicare la macchina su un parcheggio collinare con pendenza 80%. Io nel panico, ovviamente.
Una volta ristabilite sui nostri arti e in piana, ci incamminiamo nel vialone di ingresso.
Non so quante centinaia di metri dopo (le distanze non son certo piccine eh, alla fine è un parco mediceo, mica seghe!) giungiamo a uno slargo dove la fanno da padrone bancarelle di cibo, cibo e ancora cibo intervallate da stand per bambini. I bambini infatti sono il target principale del parco, mi pare di capire. E' pieno di famigliole e attività apposite che vanno dall'osservazione di minerali all'arrampicata sugli alberi.
Bambini a parte, il simbolo del Parco è sicuramente lui

il Colosso dell'Appennino del Giambologna.
Ovviamente quando sono andata io era ancora sotto restauro. Grazie, mai una gioia.
Vabbè, la cosa figa di questa statua è che il chiamarla 'statua' si rivela altamente riduttivo, dato che al suo interno e sotto si cela una grotta nella quale si entrava (quando fu realizzata nel XVI sec.) dopo aver attraversato un labirinto di alloro. Vi è anche una scala che porta alla testa del gigante e, sulle spalle, un drago dai cui occhi e bocca usciva del fumo, se azionato.
Insomma, un vero e proprio marchingegno che ahimè, per ora mi è stato dato di vedere solo con le transenne e le impalcature attorno. Avevo ad andarci prima anche io eeeh

Per fortuna il parco offre tante altre bellezze





Diana cacciatrice

Febo Apollo (no head)
Tratto da wikipedia, che faccio prima a copiare paro paro che a riscrivere> "Villa Demidoff è la denominazione moderna di quello che resta della Villa Medicea di Pratolino e si trova nella località di Pratolino, a Vaglia, in Provincia di Firenze, in via Fiorentina, 276. La villa medicea vera e propria fu demolita nel 1822, ma in seguito venne acquistata dalla famiglia di origine russa dei Demidoff, che adibirono a nuova villa l'edificio secondario delle paggerie, ingrandendolo e ristrutturandolo. Il parco, seppur stravolto e spogliato nel corso dei secoli, è uno dei più belli e vasti di tutta laToscana, tra i più importanti nello stile all'inglese."
Questa, che in origine era una voliera, fu poi adibita a piscina. Deh, bella fonda eh.
Grotta del Mugnone del Giambologna
Il Signor Demidoff & Figli

Nella zona posta più in alto c'era anche un 'evento' firmato Campagna Amica, con tutti gli stand di animali e prodotti locali bio.














Belle iniziative per avvicinare le persone al proprio territorio e far entrare in contatto i bambini con animali, come le mucche, che non vedrebbero certo nel proprio giardino.



Stesso effetto di riavvicinamento alla natura e ritrovata pace interiore in quel di Faenza, al
Parco Bucci
un'oasi tranquilla in una cittadina già di per se' tranquilla. Laghetti e pavoni con le loro urla strazianti, collinette e conigli kawaii,
tanta ombra e relax.




Piazza del Popolo, Faenza